Pubblicata da pochi giorni la terza edizione dell’Osservatorio sul giornalismo condotta dall’AgCom.

L’Osservatorio sul Giornalismo

L’Osservatorio è un’iniziativa promossa nel 2014 dall’Autorità Garante per analizzare i cambiamenti che coinvolgono il “prodotto” informativo dal punto di vista del consumo, dei modelli di business e dell’offerta.

Nel 2017, viene pubblicata la seconda edizione approfondendo il tema a livello di filiera, caratteristiche della domanda e dell’offerta a fronte delle seguenti indagini delibere:

Per la seconda edizione dell’Osservatorio sul giornalismo venne utilizzato un questionario anonimo che a fronte di 2.439 risposte ricevute, 1.896 furono ritenute complete, e quindi utilizzabili per l’analisi.

Il secondo report riporta dati sulla professione giornalistica in Italia, analizzando il profilo socio–demografico dei giornalisti analizzando diversi aspetti quali la condizione professionale, l’evoluzione della professione e le competenze digital.

La professione alla prova dell’emergenza Covid-19

Elementi che si ritrovano nell’ultimo Osservatorio, il terzo, con particolare attenzione rivolta alla professione del giornalista durante la pandemia da Covid-19. 

Dal rapporto emerge che il 73% dei giornalisti ha riscontrato casi di disinformazione su fonti online non tradizionali come social network, motori di ricerca e sistemi di messaggistica.

Il rapporto ha, per forza di cose, puntato i riflettori sulla figura del giornalista durante la fase pandemica. Sul tipo di fonti utilizzate e della generalizzata difficoltà delle redazioni a misurarsi tecnicamente con linguaggi e specifiche esigenze dell’informazione di carattere medico-scientifico. Di fatto, come riportato dal comunicato stampa AgCom, giornalisti e redazioni hanno “delegato” di fatto a istituzioni ed esperti il compito di informare direttamente i cittadini. Certificando autorevolezza e qualità dell’informazione in materia.

Dati sconcertanti relativi alla conoscenza delle lingue straniere. Il rapporto, di fatti, vede solo il 50,2% con almeno un livello B2 della lingua inglese. Il 4% ha dichiarato di conoscere l’arabo, il 2% il russo, l’1,5% il cinese, l’1% il portoghese.

Livello di competenza linguistica dei giornalisti italiani

Probabilmente anche a causa del gap linguistico, quindi reperimento di fonti alternative da paesi esteri, si è scelto di affidarsi a a istituzioni ed esperti il compito di informare direttamente i cittadini.

Del resto, sempre secondo il rapporto AgCom, la professione sta “invecchiando”. Il giornalismo italiano, riporta l’ultimo Osservatorio sul giornalismo, è passato dall’essere una professione sostanzialmente giovane nei primi anni 2000, in cui oltre la metà dei giornalisti aveva meno di quarant’anni, a un’attività svolta da personale più maturo, in cui due quinti (40%) ha più di cinquant’anni e più di due terzi (70%) ha più di quarant’anni.

Fonti: