Come ormai noto, da circa un anno, Google ha confermato che la velocità di caricamento di una pagina web è stata inclusa come fattore di ranking per le ricerche su dispositivi mobili quali smartphone e tablet.

Infatti, come osservato dalla stessa azienda di Mountain View, quando una pagina web ha tempi di caricamento lenti, aumentano le probabilità di un abbandono della navigazione del sito da parte degli utenti.

Questo tipo di comportamento delle pagine web interessa molto al motore più utilizzato al mondo, sicuramente anche per motivi prettamente “egoistici” se viene concesso il termine. 

La percezione dell’utente del motore di fronte ad una pagina lenta, infatti, potrebbe ricadere negativamente sulla qualità dei risultati del motore, piuttosto che sul sito scelto a fronte di una ricerca effettuata. Spesso gli utenti, come dimostrato, tendono ad associare il comportamento di un sito apparso come risultato all’interno del motore, come responsabilità dello stesso. Nella realtà dei fatti, come noto, Google non ha controllo sui siti internet, ma si limita a indicizzare e organizzare contenuti già presenti in rete.

Probabilmente, per questa ragione, il motore ha reso pubblico uno dei fattori di ranking che solitamente sono protetti da segreto industriale.

Come conseguenza, per i siti che hanno implementato miglioramenti sui tempi di caricamento delle pagine, il motore di ricerca ha osservato nell’ultimo anno, una riduzione del 20% del tasso di abbandono per le navigazioni avviate dalla ricerca.

Come sempre, Google fornisce una serie di strumenti online gratuiti per testare i siti internet e incoraggia i webmaster al loro utilizzo come ad esempio PageSpeed ​​Insights che fornisce analisi della pagina web testata includendo consigli per l’ottimizzazione della stessa.

Tramite questo tool sarà possibile, ad esempio, effettuare l’analisi della velocità di caricamento di una pagina web in un’ottica globale di ottimizzazione del proprio sito internet.

Per approfondimenti.